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circolo sardi

DOMODOSSOLA - 10-06-2021--Il salone dell’associazione Ada in vicolo Facini ha ospitato nella mattinata di sabato 5 giugno l’annuale assemblea dell’Associazione dei sardi residenti nel VCO, circolo Costantino Nivola:

 

"A coordinare l’incontro, che prevedeva una parte ordinaria e una straordinaria il tesoriere Donato Lo Buono e il presidente uscente Giuseppe Pinna. Nella prima sezione sono stati approvati il consuntivo 2020 che come ha spiegato Lo Buono  chiude in leggero disavanzo, risultato che si può ritenere soddisfacente in considerazione che causa pandemia i locali del circolo sono rimasti chiusi per cinque mesi con la conseguente cancellazione, riduzione e sospensione delle attività. Il risultato è ancor più meritevole di attenzione se si considera che durante l’anno, nonostante l’inattività, il circolo ha erogato contributi per 2176 di cui mille a favore della sanità per fronteggiare la pandemia e lo stesso importo quale contributo alla rinascita del comune di Bitti, comune in provincia di Nuoro, distrutto da una devastante alluvione.

Per il futuro, sempre che lo condizioni sanitarie lo permettano, il consiglio s’impegna a riprendere le attività a pieno regime a dedicarsi a quelle istituzionali e in particolare a cercare una nuova sede perché l’attuale contratto d’affitto scade il prossimo anno.

È stata inoltre approvata la modalità di voto per l’elezione del nuovo consiglio direttivo, argomento della parte straordinaria dell’assemblea, avvenuta per chiamata e accettazione dei singoli candidati alla quale hanno partecipato anche Maurizio Sechi il vice presidente della Federazione delle associazioni sarde in Italia e Sebastiano Tettei recentemente eletto coordinatore dei circoli sardi del Nord Ovest i quali si sono congratulati per l’attività svolta ricordando che il Circolo è una risorsa per il territorio.

È seguita la nomina del nuovo direttivo che è composto da Maria Teresa de Michelis, Mario Ceccarelli, Ernesto Loddo, Giovanni Monni, Giuseppe Pinna, Mario Vincis, Sergio Pisanu, Lo Buono Donato e Antonio Trassera. Quest’ultimo è stato nominato presidente, mentre gli altri organi sociali saranno nominati alla prima riunione del nuovo gruppo dirigente.

Nell’occasione il segretario Lo Buono ha letto un appassionato resoconto su un’isola magica e misteriosa dalle tante bellezze che riportiamo integralmente:

Sardegna, un’emozione infinita; ai miei amati suoceri, alle donne di Sardegna.

Sono trascorsi più di tre anni dall’ultimo rinnovo del consiglio direttivo del circolo.

Da allora sono avvenute tante cose:

Si sono alternati 4 governi nazionali (Gentiloni, 2 Conte, Draghi), 2 amministrazioni regionali in Piemonte e in Sardegna, 2 amministrazioni nella nostra provincia del VCO; è stata emanata ed è entrata in vigore la riforma del 3° settore con i decreti attuativi che sono stati sempre rinviati (Dlgs.117/2017), soprattutto, è avvenuto un fatto straordinario di rilevanza mondiale che ha limitato le libertà dei cittadini e, quindi, anche le attività della nostra associazione: una terribile pandemia da Covid-19 ha sconvolto le nostre abitudini e i nostri ritmi.

Questi sono alcuni degli avvenimenti accaduti in questi anni che danno il senso della trasformazione della società; quindi tutto si muove e tutto tende al cambiamento, perché è nella natura umana andare oltre l’orizzonte; purtroppo non è stato così per il circolo; qui tutto è rimasto fermo, nulla è cambiato in questi anni se non alcuni membri del consiglio.

È vero, di mezzo c’è stata una riforma del terzo settore che ci ha occupati e distratti nel momento in cui il consiglio stava prendendo padronanza delle attività, poi è sopraggiunta la pandemia che ha frenato lo slancio iniziale; sono queste le cause di un mancato dinamismo? Oppure ha prevalso l’atavica inclinazione del sardo alla stanzialità e quindi alla conservazione? Penso che l’una non escluda l’altra.

All’inizio le attività sembravano destinate a uno scatto significativo che faceva preavvertire un’estensione di interessi verso le aree tematiche più rappresentative della storia e della società sarda.

Si discuteva di un nuovo modello gestionale e amministrativo del bar e della festa annuale, si prospettava la creazione di un nuovo gruppo di attività tutto dedicato alle donne, e di un altro destinato alla conoscenza amatoriale della storia, del territorio, del folklore e della gastronomia della Sardegna e, soprattutto, aleggiava sempre più pressante l’impegno a cercare una nuova sede più adatta all’accoglienza.

Già, una nuova sede con locali separati, la mescita e vendita di prodotti sardi dall’amministrazione e soprattutto bigliettazione; questo avrebbe conciliato le esigenze degli avventori e tutelata la privacy dei soci, ma soprattutto avrebbe riparato il socio da sguardi indiscreti e qualche volta da commenti lascivi, pratica poco usuale nella cultura sarda. La separazione delle attività in locali distinti avrebbe prodotto le condizioni per l’accreditamento presso la regione Sardegna e beneficiare dei contributi per l’arredo e per l’affitto.

Invece tutto è rimasto cristallizzato, ibernato, sospeso come alla partenza; le poche attività si sono adagiate su di una linea programmatica consolidata da anni, mosse solo dalla spinta inerziale delineata già dai precedenti consigli: gestione del bar, festa annuale dei sardi e rappresentanza di cornice in qualche presentazione libraria.

In questo contesto una lode va attribuita a tutti quei soci volontari che con passione, abnegazione, disponibilità e senso dell’ospitalità hanno gestito le attività appena menzionate.

Adesso si riparte, in tutti i sensi; nel momento in cui la pandemia sta per essere sconfitta, l’associazione si rinnova; bisogna riprendere i progetti dove li avevamo lasciati, ritrovare lo slancio che aveva caratterizzato l’inizio del consiglio uscente per riprovare una nuova avventura magari con l’aiuto e il coinvolgimento di persone giovani e di donne, vero simbolo dominante della società sarda. Dobbiamo avere il coraggio di ricominciare, chiedendoci cosa abbiamo imparato da questi mesi di chiusura.

Il nuovo consiglio non dovrà solo raccogliere intorno a sé i sardi della zona per una nostalgica rimpatriata a base di porcetto e cannonau, avrà il compito di promuovere la conoscenza della Sardegna nelle sue molteplici sfumature: storia, arte, tradizioni, territorio, gastronomia, fauna, flora, mare e monti che fanno della Sardegna una terra unica, molto diversa dalle altre regioni d’Italia, forse un continente da studiare, da visitare, da scoprire, da esplorare. Per sopravvivere, da subito si dovranno utilizzare le energie disponibili per trovare una nuova sede perché manca poco alla scadenza del contratto di affitto; se si vuole sopravvivere, bisognerà correre.

Nella nuova sede non si dovrà respirare solo l’odore del pecorino, si dovrà intuire la fragranza dell’elicriso per far rivivere nel visitatore l’incantesimo di un’isola da sogno e fargli riprovare la melanconia struggente del distacco, una forte quasi dolorosa emozione chiamata mal di Sardegna.

Il nuovo consiglio avrà il compito di raccontare la Sardegna vera, non solo come luogo esotico, paradiso delle vacanze visitata ogni anno da migliaia di persone, ma una terra ricca di valori e tradizioni millenarie che la fanno diventare magica e misteriosa.

Dovrà raccontare di una Sardegna di nuraghi, di pietre e di alberi piegati dal vento, abitata da un popolo fiero, geloso custode delle proprie tradizioni, ospitale e generoso, italiano per volontà propria, dovrà raccontare di una Sardegna DONNA, già perché questo suo essere sta proprio nel nome; Sardegna deriverebbe da Sardò, il nome di una leggendaria donna originaria di Sàrdeis, capitale della Lidia, di cui si parla nel Timeo di Platone. E questa sua natura tramandata nei secoli fa della Sardegna terra dove esiste una parità di genere consolidata nel tempo, dove il matriarcato ha lasciato significative tracce. Terra antica di bellezze ubriacanti, dove i colori e i profumi si mescolano con i volti celati delle donne che hanno sulle spalle una storia di matriarcato solido, dalle radici profonde, tramandato nei gesti e nelle tradizioni fino all’era moderna che non ha intaccato il cuore fiero di spose madri e sorelle. La sacralità femminile in Sardegna ha attraversato i secoli arrivando fino a noi intatto, dalle domus de Janas, alla “casa delle fate”, e come in molti altri luoghi anche la Sardegna ha dato alla storia grandi donne.

E allora permettetemi di ricordare Grazia Deledda, Eleonora di Arborea, Maria Carta, Ninetta Bartoli prima donna sindaco, le minatrici del Sulcis Elisabetta Zurru e Valentina Saias, uniche donne italiane a lavorare in miniera, l’imprenditrice Daniela Ducato, Claudia Lombardo, prima donna presidente del Consiglio Regionale della Sardegna e tutte le donne sconosciute che sono però il volto dell’isola.

Il nuovo direttivo dovrà essere veicolo pubblicitario di una terra unica; dovrà rappresentarne la sua magia per stuzzicare la curiosità del continentale e invogliarlo a visitarla e a scoprirne gli angoli più reconditi; non solo mare, anche luoghi storici, Nora, Tharros, Barumini, Carloforte, Bosa, Aghero, Cagliari, Oristano, Sassari, Nuoro, Cabras, con i suoi giganti di Monte e Prama, Caprera con la tomba di Garibaldi o l’interno con i monti del Gennargentu, Corrasi, Limbara e i toneri dell’Ogliastra, affascinarlo con le sagre delle feste tradizionali: Sa die de Sa Sardigna, Sant’Efisio, La faradda dei Candelieri, la cavalcata sarda, la corsa degli scalzi, S’Ardia, la sagra del Redentore a Nuoro o la Sartiglia durante il carnevale. Il circolo dovrà preparare il continentale alla scoperta di un mondo antichissimo che qualcuno vuole fosse la mitica Atlantide.

E in questo alone di mistero che s’inserisce forte un sentimento, il senso di appartenenza che qualcuno scambia per “orgoglio”; la sardità non nasce solo dall’insularità che presenta dei limiti negli scambi tra i popoli e contribuisce a fare del sardo un tipo piuttosto chiuso e diffidente ma da una genetica unica laddove flora e fauna sono simili ma non uguali alle specie e alle razze d’Europa e del Mediterraneo.

Pensate, Charles Darwin andò alle Galapagos per comprendere la teoria sull’evoluzione della specie quando bastava andare in Sardegna.

Sicuramente non sarò io e forse neanche qualcuno di voi a dover spiegare la pronuncia sdrucciola della quasi totalità della toponimia dei nomi e di molte località sarde o spiegare l’origine stessa dei sardi e delle loro lingue; già da dove provengono i sardi e c’è qualcuno tra di voi che sa spiegare la storia dei nuraghi, forse ma approssimativamente.

Il nuovo direttivo per rendere omaggio alla propria terra dovrà ripartire da tutto questo. Sono tutti argomenti che potrebbero essere oggetto di studio e di confronto, magari con l’intervento di qualche giornalista o altro personaggio proveniente dall’isola. Questo è il compito del circolo, non solo semplice attività aggregativa con lo scambio di qualche battuta in “limba” davanti a un ottimo bicchiere di Cannonau o Vermentino, ma un modo nuovo per mantenere vivo il legame con la propria terra, con la propria Patria.

L’associazione di cui oggi si elegge il nuovo consiglio è denominata “Associazione dei sardi del VCO”, quindi siete voi, nativi e/o discendenti, che orgogliosamente dovete tenere alta la bandiera della vostra terra e dei vostri avi, altri possono farne parte come soci simpatizzanti ma l’amministrazione per un corretto dialogo con quella regionale deve essere nelle vostre mani.

Il nuovo consiglio sarà quindi necessariamente composto da nativi, discendenti e coniugi (affini); questo sarà chiamato ad afferrare con rinnovata energia il testimone per un rilancio di una serie di attività che diano carattere distintivo di appartenenza e di lustro alla terra di origine.

A tutti voi: “Conservet Deus sa Sardigna”, Viva la Sardegna, viva l’Italia, “Fortzaparis”, ahiòòò!

Nell’occasione il presidente uscente Giuseppe Pinna ha ringraziato di cuore tutte le persone per il sostegno e la collaborazione avuta durante i 12 anni del suo mandato".

 

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