VCO - 12-7-2025 -- Non c’erano tracce di stupefacenti nel sangue di Nicolò Borghini, 34 anni, al momento della morte. Lo conferma la relazione tossicologica preliminare dell’autopsia, redatta su incarico della Procura, che ha chiarito come il giovane fosse invece fortemente intossicato dall’alcol. Un dettaglio che si aggiunge ai rilievi dei Ris di Parma e ai riscontri medico-legali sulla dinamica dell’omicidio avvenuto la sera del 19 gennaio scorso a Ornavasso.
Quella domenica si era consumata una lite furiosa in famiglia, sfociata nel sangue. Dopo un pranzo insieme fuori casa, Nicolò era tornato verso le 20:30 in evidente stato di alterazione, furioso per aver trovato chiusa la porta del garage. La situazione è rapidamente degenerata. Prima ha rotto uno specchio con un pugno, ferendosi alla mano, poi si è scagliato contro la madre, terrorizzata. Poco dopo, il padre, Edoardo Borghini, 64 anni, ha impugnato il fucile da caccia custodito in casa e ha fatto fuoco due volte, colpendolo a distanza ravvicinata nel corridoio dell’appartamento.
Secondo quanto riferito, l’uomo avrebbe prelevato i proiettili dalla cantina mentre il figlio era in preda a un'escalation di rabbia. Dopo aver sparato, è stato lui stesso a chiamare i soccorsi, visibilmente sconvolto da quanto appena accaduto.
Edoardo Borghini, oggi agli arresti domiciliari presso il fratello e difeso dall’avvocato Gabriele Pipicelli, ha ammesso le proprie responsabilità, dichiarando di sentirsi “morto con suo figlio”. È accusato di omicidio volontario aggravato dal vincolo familiare, e potrebbe essere giudicato con rito immediato, considerata la solidità del quadro probatorio.
La madre di Nicolò ha sempre difeso il figlio, sottolineando come, nonostante il carattere difficile e una storia clinica segnata da una grave encefalite nell’infanzia, il loro legame fosse profondo: «Non era un mostro», ripete, raccontando di anni vissuti in equilibrio precario. I rapporti tra il ragazzo e il padre, invece, pare fossero tesi da tempo.
Ora, la difesa valuterà se chiedere una riqualificazione del reato, puntando sulla possibilità di eccesso colposo di legittima difesa, alla luce dello stato di stress e di depressione in cui, secondo la moglie, versava l’uomo da tempo. Un dramma che ha sconvolto la comunità di Ornavasso, dove Edoardo era conosciuto come persona mite, appassionata di caccia, ma provata dalla gestione difficile del figlio.


